La depressione – intervista alla dott.ssa Simona De Vivo casa di cura Villa dei Gerani Carmide

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La depressione – intervista alla dott.ssa Simona De Vivo casa di cura Villa dei Gerani Carmide

Pazienti e medici “spiegano” la depressione in modo diverso?
dott. Andrea Ventimiglia – dir. sanitario casa di cura Villa dei Gerani Carmide

Il punto di vista del medico e del paziente è differente e ciò rende la comunicazione difficile, in specie quando oggetto della comunicazione sono i fenomeni psichici.
La depressione è una esperienza umana varia e complessa, che il paziente comunica al medico sia attraverso una descrizione verbale che per mezzo di atteggiamenti, posture, azioni. Non è facile spiegare la lentezza del pensare, la mancanza di energia, di vitalità, la paura, il senso di colpa, la vergogna.

Ogni individuo esperisce una sofferenza che è assolutamente personale, unica. Ma il medico a cui è comunicata la propria, unica sofferenza la deve comprendere in due modi diversi: un modo personale, quello che chiamiamo umana comprensione, l’altro impersonale, categoriale, diagnostico, che è quello che permette la terapia e la prognosi.

La sua comprensione oscilla dunque tra quella personale del caso umano con cui si confronta e quella impersonale dei sistemi di categorizzazione: depressione e ansia, depressione e disturbi somatici, depressione e anedonia, depressione e cognizione. Parole impersonali per cogliere quale tratto sia importante, o più importante, nella narrazione della sofferenza.

La sistemazione in categorie diagnostiche facilita la cura: certi farmaci migliori per chi è soprattutto ansioso, oltre che depresso, altri migliori per chi ha disturbi fisici, altri per chi non si emoziona più, per chi penosamente non si interessa di nulla, altri per chi ha perso la brillantezza del proprio pensiero.

La sistematizzazione di un qualsiasi disturbo implica l’uso di strumenti statistici e da risultati di tipo statistico, a cui non sempre possiamo ricondurre il singolo caso, il mondo reale spesso non coincide con il mondo teorizzato. Prendiamo in considerazione, a mò di esempio, un argomento riguardante il disturbo depressivo dell’umore.

La pubblicistica psichiatrica, come altre, è attraversata da mode, un argomento viene posto al centro dell’attenzione e se ne dimenticano altri che in altri tempi hanno avuto “successo”. Nell’ambito degli studi sulla depressione è adesso al centro dell’attenzione quello sugli aspetti cognitivi del disturbo. Ovvero sulla capacità di pensare, di concentrarsi, di decidere della persona depressa. Si discute sulla validità degli attuali strumenti di misura della depressione nel quantificare il danno cognitivo, si nota che talora il miglioramento dei disturbi fisici, dell’ansia, del sonno, delle emozioni non coincide con il miglioramento dell’attenzione, della concentrazione, della capacità di organizzare e pianificare. Si pone la domanda se i disturbi cognitivi siano in parte indipendenti dal disturbo dell’umore e se un nuovo farmaco antidepressivo possa meglio curare questa parte della vasta e variegata sintomatologia della depressione.

Nel passato sono stati proposti farmaci antidepressivi indirizzati ad alcuni specifici aspetti: quello agisce meglio sulla parte ansiosa, quello sui disturbi fisici, quello sulla capacità di sentire emozioni e sentimenti. Adesso ci sarà quello per gli aspetti cognitivi. Il medico che ha queste informazioni dovrà correlare lo stato psichico del paziente, seppure unico, a stati psichici generali e ad utilizzare dei sistemi di misura della gravità di depressione, ansia, disturbi fisici e cognitivi. Nella comunicazione tra i due soggetti entra un’ altra prospettiva, una rappresentazione in terza persona, che mette in relazione la descrizione, la spiegazione di quella persona con descrizioni, spiegazioni generali.

E’ molto difficile definire, misurare l’esperienza individuale, mutare la soggettività in oggettività: la soggettività si può raccontare, ma la perdiamo in una curva statistica. Eppure la curva statistica serve, è necessaria, per paragonare, per confrontare, per decidere ciò che sia meglio per la maggioranza. Ossequiamo la statistica, ne traiamo insegnamento, perché consente di comprendere, di approntare rimedi per i più numerosi. L’ambizione è quella di trovare una spiegazione scientifica della esperienza soggettiva, ma noi possiamo solo correlare questi livelli di descrizione, non possiamo spiegare l’uno con l’altro.

Ad esempio, in Casa di Cura Villa dei Gerani assistiamo quotidianamente pazienti depressi, e in verità non abbiamo notato con sicurezza una maggiore specificità di un farmaco rispetto ad un altro. Questo è invero spiegabile perché quando il miglioramento è piccolo per essere descritto verbalmente da una persona, può ancora essere colto dagli strumenti della statistica e noi non ci interessiamo di questa, che è patrimonio di chi fa ricerca.

E’ come dire io sono disoccupato, intorno a me ci sono disoccupati, ma debbo essere contento perché l’ISTAT afferma che la disoccupazione è scesa: livelli di descrizione diversi che possono correlare, ma l’uno non spiega l’altro.