Osteoporosi e fratture da fragilità. Dott.ssa Luciana Ippolito casa di cura villa l’ulivo Carmide

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Osteoporosi e fratture da fragilità. Dott.ssa Luciana Ippolito casa di cura villa l’ulivo Carmide

La mia esperienza sull’osteoporosi e le fratture da fragilità si avvale della condivisione di tante storie di uomini e donne la cui vita è stata toccata dall’Osteoporosi e la cui autonomia è stata infranta da una banale caduta che ha provocato una frattura.

Le loro storie, le loro fatiche, i successi raggiunti insieme hanno colmato la mia formazione e hanno affinato la mia sensibilità verso tale realtà.

Lavorare in una struttura che accoglie i pazienti per la riabilitazione e il recupero funzionale dopo una frattura, mi ha condotto a sentire l’urgenza di intervenire prima, molto prima che una frattura possa verificarsi.

Ma quanto prima?

La frattura da osteoporosi si manifesta di solito tardivamente, ma le sue radici possono risalire ai primi anni della giovinezza e persino all’infanzia e all’adolescenza.

L’osteoporosi è un problema cronico e come tale i primi sintomi compaiono quando il danno è già fatto ed è più difficile intervenire efficacemente.

Trova le sue cause nel deterioramento del tessuto osseo, infatti “osteo” significa osso mentre “porosi” ne denota quella porosità che rende l’osso fragile e sottile con una maggiore facilità a fratturarsi per traumi minori o addirittura senza traumi.

Ma non tutti i pazienti con osteoporosi vanno incontro a fratture!

Oltre alla quantità del minerale scheletrico, valutabile con la densitometria ossea MOC, bisogna tenere conto dell’architettura dello scheletro che fa parte della nostra eredità genetica e che ne descrive la qualità e della capacità dell’osso di autoripararsi.

I fattori che alterano queste variabili sono l’età, l’uso di alcuni farmaci come i cortisonici, uno stile di vita inadeguato che vede compromessa alimentazione, esposizione al sole, attività fisica.

Il quadro clinico dell’osteoporosi può quindi essere primario o secondario ad altri fattori o patologie scatenanti.

Qualunque sia la causa, l’osso con una riduzione di massa ossea e di resistenza espone lo scheletro a rischio di frattura.

Le localizzazioni più frequenti vedono:

la frattura dell’avambraccio, spesso il primo campanello di allarme di fragilità ossea nelle donne in menopausa;

le fratture vertebrali che corrispondono ad una deformità della vertebra e sono le fratture più frequenti e non sempre vengono riconosciute e sono causa della ipercifosi della colonna;

la più temuta e la più pericolosa è la frattura di femore che comporta dolore, invalidità improvvisa, ospedalizzazione e intervento chirurgico con i rischi che esso comporta, che giunge spesso in età avanzata, età tanto delicata e già priva di equilibrio dal punto di vista clinico.

Desidero a questo punto ribadire un concetto fondamentale dal quale scaturisce un invito.

Il concetto che voglio trasmettere è che l’osso è in continua evoluzione e che riassorbimento e formazione del tessuto osseo non cessano mai,.

E’ il rapporto fra i due che cambia.

Da piccoli prevale la formazione, raggiungendo il suo picco massimo intorno ai 25 anni (il picco di massa ossea)

Negli adulti tanto si costruisce e tanto si distrugge e il bilancio è zero.

Ad un certo momento, nelle donne in particolare dopo la menopausa, il bilancio diventa negativo e il riassorbimento dell’osso prevale sulla formazione a meno che non si intervenga con farmaci che ne ristabilisca l’equilibrio.

Ed ecco il mio invito.

Il mio invito oggi è quello prendersi cura del proprio osso!

E’ un invito ai ragazzi e agli adolescenti a FARSI LE OSSA : ad accumulare massa ossea per raggiunger un picco massimo con la corretta alimentazione, con attività fisica da carico affinchè da adulti si trovino a disposizione un osso migliore che possa meglio combattere il rischio della fragilità scheletrica.

Un invito agli adulti uomini e donne, perché tutti ne sono coinvolti, ad affidarsi a medici specializzati che studino il metabolismo del loro osso per ristabilire equilibrio fra riassorbimento e formazione

E per concludere un incoraggiamento a quanti subiscono una frattura di femore: è possibile rialzarsi con una buona collaborazione fra il chirurgo ortopedico e il fisiatra che si avvale della sua equipe riabilitativa.

Strutture come quella in cui lavoro ci dimostrano questo!